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Dodici anni


Dodici anni di carcere mi spetterebbero se la legge sulle intercettazioni fosse già in vigore e se il processo derivante dai miei reati volgesse verso la pena più dura.

Quattro anni, per aver chiesto a Silvio Berlusconi di farsi processare e aver diffuso il video.

Quattro anni, per aver discusso con Vittorio Sgarbi di mafia e antimafia e aver diffuso il video.

Quattro anni, per aver ringraziato Maurizio Belpietro di avermi fornito con il suo lavoro un esempio a cui non somigliare e aver diffuso il video.

In totale dodici anni, per tre conversazioni non diffamatorie, per tre video neppure eccelsi, girati in tre luoghi pubblici di un paese, almeno sulla carta, ancora democratico.

Dodici anni, per aver esercitato il mio legittimo diritto al dissenso, per aver chiesto conto e per aver fatto, a mio modo, informazione. Per essermi indignata non ad un circolo culturale o in una sezione di un partito d'opposizione, ma per aver agito secondo coscienza con la testardaggine di voler guardare in faccia le persone a cui rivolgevo la mia critica.

Dodici anni, più della pena per il falso in bilancio (che non è neppure più reato), più della pena per frode, corruzione, bancarotta.

Chi riprende personalità pubbliche in luogo pubblico è più pericoloso di un corruttore, di un corrotto, di un imbroglione?

Da che ho avuto facoltà di pensiero indipendente, ho sempre rispettato la legge.

Ma questa volta, a costo di incorrere, tra le altre cose, anche nel reato, che si vorrebbe introdurre, di istigazione e apologia di reato per mezzo internet voglio dichiarare la mia intenzione di non rispettare, qualora dovesse essere approvato, il ddl Alfano, che giudico una legge liberticida e irresponsabile.

Non potrò violarla nell'ambito delle indagini: non sono un magistrato, eppure pagherò le conseguenze delle indagini e dei provvedimenti mancati.

Non potrò violarla nell'ambito della pubblicazione: non sono una giornalista, eppure pagherò le conseguenze della mancanza di informazione e dell'inconsapevolezza, ancor maggiore di quella attuale, dell'opinione pubblica che ne deriverà.

Potrò violarla agendo da cittadina responsabile, come ho cercato di fare negli ultimi mesi, con gli altri cittadini liberi, con gli amici di QuiMilanoLibera, con una telecamera e domande al potente di turno.

Prima delle leggi, vengono i principi.

E le leggi non possono negare i principi.

La legge sulle intercettazioni nega il principio di libertà di espressione espresso nell'articolo 21 della Costituzione Italiana, nell'articolo 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e nell'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

Siamo nati liberi. Liberi rimaniamo.

Resistenza.

Pubblicato il 18/6/2010 alle 22.20 nella rubrica diario.

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