Blog: http://LiberoFischio.ilcannocchiale.it

Anche se non capirai



“Lascialo dire” diceva il mio bisnonno a mio padre, più di quarant'anni fa: non sprecare il tuo tempo e le tue energie per rispondere a chi ti critica. Mio padre poi, arricchendo il concetto e citando Guccini, mi ricorda spesso che “per la mia rabbia enorme mi servono giganti”. Insomma, lasciamo il mediocre di turno ad insultare, lasciamo che sfoghi la sua paura che l'originalità di qualcun altro possa rovinare quell'equilibrio costruito sulla folla senza un nome, quel tipo di energia che egli trova dal nulla, e che in fondo è nulla.
E quindi, per seguire questi consigli, dovrei, come mio solito, fingere di non vedere.
E, se da una parte è vero che le critiche vuote e non argomentate non mi toccano, dall'altra sono combattuta. Perché se fossero mosse di fronte a me, nel corso di una discussione o una chiacchierata, saprei come agire: una mezza frase, una battutina sarcastica, una risata o semplicemente un'occhiata che lasci intendere che cosa penso.
Ma se le frasi, spesso anche offensive, vengono pronunciate o scritte alle mie spalle?
Non mi importa se una persona che non stimo mi insulta, ma vorrei per lo meno che sapesse che io so. Che io so che quattro anni fa fu lui ad insultarmi ripetutamente sul blog di msn. Che io so che è lui ad utilizzare improbabili nickname per vomitare sentenze su questo spazio web. Che io so che è lui a scrivere critiche vuote, senza poi ripeterle quando sono presente.
E, a sorpresa, vorrei ringraziarlo.
Vorrei ringraziarlo perché, come mi ha detto una volta un amico, le bassezze, le vigliaccherie, i comportamenti di queste persone, ci fanno sentire diversi da loro.
Vorrei ringraziarlo perché per una persona normalmente dotata, passare per idiota agli occhi di un imbecille è una sventura necessaria dato il soprannumero di questi ultimi, nel popolo della rete (e non solo).
Vorrei ringraziarlo perché se i complimenti e gli incoraggiamenti mi danno un motivo per andare avanti, gli insulti sono uno sprone per non tornare indietro e non raggiungere i livelli di bassezza e volgarità di cui gli insultatori sono prova.
Perché in fondo, chi mi parla alle spalle è semplicemente una persona un passo più indietro di me.
Ed è quindi con un misto di gratitudine e compassione che guardo chi insulta senza il coraggio e la dignità di criticarmi guardandomi negli occhi.
Gratitudine e compassione. Disprezzo no. Perché il disprezzo, come diceva Chateaubriand, va usato con parsimonia in un mondo così pieno di bisognosi.

Pubblicato il 11/4/2010 alle 11.40 nella rubrica diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web