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CULTURA
25 aprile 2010
Ci risiamo


L'agorà di ieri in piazza Cordusio era molto interessante, si alternavano discorsi di esperti: trattavamo gli argomenti del nucleare, degli inceneritori e della privatizzazione dell'acqua. Ma alle 17, alla Scala, poco distante, molte personalità, tra cui Berlusconi e Napolitano, avrebbero celebrato con un giorno di anticipo la festa della Liberazione. Che fare? Con una manciata di amici decidiamo di andare, non per creare disordini o usare violenza, ma semplicemente per chiedere a Napolitano di fare il suo dovere, ovvero di non firmare leggi ingiuste. Quando arrivo in piazza la scena è quella classica: spiegamento spropositato di carabinieri e polizia, piazza transennata, auto blu che sfrecciano o sostano. Dietro alle transenne qualche curioso. In un angolo della piazza ci siamo noi. Si decide di aprire il piccolo striscione artigianale: “Napolitano, basta firmare leggi vergogna”. Due agenti in borghese si avventano sul pericoloso lenzuolo, impedendo di aprirlo. Dalla manciata di persone che eravamo, diventiamo molti di più: si uniscono gruppetti spontanei di persone, indignate dal trattamento che stiamo subendo per aver provato ad esporre un duro, ma sacrosanto striscione. Decidiamo che se ci possono impedire di aprire uno striscione, non ci possono impedire di scandire a nuda voce le parole scritte su quel lenzuolo. Cominciamo: “Napolitano-basta-firmare-leggi-vergogna!”.
Mi chiedono di fare una corsa all'agorà, per prendere il megafono. Torno con il fiatone e lo porgo a Piero. Parla per quaranta secondi, poi, da un solerte agente in borghese dietro di me, arriva un ordine perentorio “Toglietegli quel megafono!”. Un gruppo di poliziotti si avventa su Piero, lui si gira stringendo il megafono: scene di nuovo squadrismo, con chi lo tira per il bavero, chi gli storce la mano, chi urla. Dopo qualche decina di secondi le forze dell'ordine hanno la meglio e sequestrano il megafono. Continuiamo a nuda voce, anzi con un simbolico megafono di carta, risultato di un giornale arrotolato: che ci sequestrino anche questo! Parliamo di fascismo, di resistenza. Chi con rabbia, chi ridendo per la situazione grottesca. Ricordiamo a quegli agenti davanti a noi le basi della costituzione: il diritto di parola, ad esempio. E ricordiamo loro soprattutto che, per affermare quei principi che noi esercitiamo, ci sono giovani morti, uccisi. Noto nello sguardo di alcuni di loro un certo turbamento, altri continuano a fissare il vuoto, inespressivi.
Alla fine, dopo essere stati sbeffeggiati dal prode Formigoni, che, da lontano, si esibisce con un braccio semiteso, che speriamo non fosse maldestra imitazione del saluto caro al Duce, e dopo aver chiesto, a debita distanza (garantita dalle forze dell'ordine e dalle transenne), a Napolitano di non firmare le leggi vergogna, decidiamo di andarcene, non prima di aver chiesto indietro il nostro materiale, ora che le orecchie che non dovevano sentire il dissenso sono protette dalle auto blu.
Piero si avvicina, lo fanno passare e gli dicono che non possono restituirci il megafono, perché è stato sequestrato: è partita una denuncia, per manifestazione non autorizzata. Manifestazione non autorizzata: lo stesso reato per cui è stato assolto non più di dieci giorni fa. Il megafono e lo striscione rimangono in mano alla Digos, ma la nostra voce continuerà ad alzarsi contro gli abusi, con o senza megafono. Gli agenti senza memoria continueranno a denunciare i cittadini liberi. Sanno di compiere un abuso, sanno che il reato non sussiste, ma devono intimidire chi alza la voce, devono far demordere gli individui che posseggono ancora un po' di libertà e di dignità, devono zittire coloro che urlano che il re è nudo. E potranno continuare a farlo, finché saranno in pochi ad esercitare i propri diritti. Non chiedo agli italiani di prendere fucili e provviste e salire in montagna, chiedo agli italiani di evitare l'autocensura. Finché saremo una manciata di persone a manifestare sdegno nei confronti di quello che Pasolini chiamava “fascismo come normalità”, non otterremo nulla. Ieri un po' di persone si sono unite a noi, ieri qualcuno si è svegliato dal torpore. Domani qualcun altro aprirà gli occhi. Speriamo. E in ogni caso, minacciati e intimiditi, continueremo a lottare per la nostra libertà e per quella degli altri. “Bisogna continuare a fare il proprio dovere nonostante i rischi e i pericoli che questo comporta perchè la ricerca della verità porta con sè il livello di dignità di cui ognuno di noi dispone.” (P. Borsellino)
6 aprile 2009
Caro Presidente,



Abbiamo appena ascoltato le Sue parole per la tragedia del terremoto a L'Aquila.

Le istituzioni sono vicine alla cittadinanza”

Lo siamo anche noi, Presidente.

E' per questo che vorremmo dalla politica un segnale forte di vicinanza, che vada oltre le parole di circostanza, che vada oltre il minuto di silenzio.

Quel referendum, sì,quello sulla legge elettorale, noi lo vorremmo nel giorno delle elezioni (l'election day), perchè 400 milioni di euro risparmiati per la ricostruzione sono davvero un buon inizio di sottoscrizione.

Sì, lo sappiamo, che qualche politico dice che non saremmo maturi per votare nello stesso giorno, per il refendum e per le elezioni, che ci confonderemmo con tutte qualle schede.

Sì, lo sappiamo, che in questo modo rischieremmo di raggiungere il quorum.

Ma vadano a spiegarlo a chi ha visto tremare la terra, di notte.

Noi non crediamo che esistano persone capaci di rimanere insensibili davanti a questo dolore, ma se lo fossero, caro Presidente, non ci rappresenterebbero.

Un saluto.

POLITICA
28 gennaio 2009
Tutti insieme appassionatamente

Premetto il fatto che non ho potuto partecipare alla manifestazione, sia per il numero di chilometri non indifferente, sia per l'orario e la data dell'incontro, assai sconveniente per gli studenti come me.

Ero però assai vicina alle idee che hanno spinto i manifestanti a scendere in piazza, tanto da dovermi concentrare molto durante le lezioni, per riuscire a seguirle.

Quando torno a casa, accesa la tv, rimango folgorata.

Finocchiaro: Di Pietro non offenda il capo dello Stato.

Schifani e Fini solidali con Napolitano.

Richiesta di rispetto da parte del Quirinale.

Cosa avranno mai detto alla manifestazione??

Accendo il pc, mi collego (internet, si sa, è più lineare della tv) e ascolto il discorso di Di Pietro.

Il leader dell'IDV domanda, retoricamente, si intende, per quale motivo è stato sequestrato ad un manifestante uno striscione con la scritta “Napolitano dorme, l'Italia insorge”. E continua il discorso affermando che il Presidente della Repubblica, che dovrebbe fare da arbitro, spesso non si dimostra tale, soprattutto con il suo silenzio, tacito complice delle ultime leggi vergogna del governo.

Ricordo, mi si corregga se sbaglio, che subito dopo l'elezione di Napolitano, l'allora Forza Italia, urlò allo scandalo, essendo in quel periodo già presidenti della Camera e del Senato due esponenti dell'Unione e affermando, prima di qualunque riscontro pratico, che Napolitano non è super partes.

Ricordo, mi si corregga se sbaglio, che Forza Italia e Lega Nord, nel maggio 2006, dopo un'intervista all'estero di Napolitano, lo definirono “partigiano”(che sarebbe anche un complimento, se non fosse urlato da chi vorrebbe parificare i volontari della Resistenza ai repubblichini) e “non istituzionale”.

Ricordo, mi si corregga se sbaglio, che Sgarbi definì l'allora Presidente della Repubblica Scalfaro come “una scorreggia fritta

Ricordo che non ci furono comunicati dal Quirinale.

Mi si corregga se sbaglio.

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IL CANNOCCHIALE