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POLITICA
18 giugno 2010
Dodici anni


Dodici anni di carcere mi spetterebbero se la legge sulle intercettazioni fosse già in vigore e se il processo derivante dai miei reati volgesse verso la pena più dura.

Quattro anni, per aver chiesto a Silvio Berlusconi di farsi processare e aver diffuso il video.

Quattro anni, per aver discusso con Vittorio Sgarbi di mafia e antimafia e aver diffuso il video.

Quattro anni, per aver ringraziato Maurizio Belpietro di avermi fornito con il suo lavoro un esempio a cui non somigliare e aver diffuso il video.

In totale dodici anni, per tre conversazioni non diffamatorie, per tre video neppure eccelsi, girati in tre luoghi pubblici di un paese, almeno sulla carta, ancora democratico.

Dodici anni, per aver esercitato il mio legittimo diritto al dissenso, per aver chiesto conto e per aver fatto, a mio modo, informazione. Per essermi indignata non ad un circolo culturale o in una sezione di un partito d'opposizione, ma per aver agito secondo coscienza con la testardaggine di voler guardare in faccia le persone a cui rivolgevo la mia critica.

Dodici anni, più della pena per il falso in bilancio (che non è neppure più reato), più della pena per frode, corruzione, bancarotta.

Chi riprende personalità pubbliche in luogo pubblico è più pericoloso di un corruttore, di un corrotto, di un imbroglione?

Da che ho avuto facoltà di pensiero indipendente, ho sempre rispettato la legge.

Ma questa volta, a costo di incorrere, tra le altre cose, anche nel reato, che si vorrebbe introdurre, di istigazione e apologia di reato per mezzo internet voglio dichiarare la mia intenzione di non rispettare, qualora dovesse essere approvato, il ddl Alfano, che giudico una legge liberticida e irresponsabile.

Non potrò violarla nell'ambito delle indagini: non sono un magistrato, eppure pagherò le conseguenze delle indagini e dei provvedimenti mancati.

Non potrò violarla nell'ambito della pubblicazione: non sono una giornalista, eppure pagherò le conseguenze della mancanza di informazione e dell'inconsapevolezza, ancor maggiore di quella attuale, dell'opinione pubblica che ne deriverà.

Potrò violarla agendo da cittadina responsabile, come ho cercato di fare negli ultimi mesi, con gli altri cittadini liberi, con gli amici di QuiMilanoLibera, con una telecamera e domande al potente di turno.

Prima delle leggi, vengono i principi.

E le leggi non possono negare i principi.

La legge sulle intercettazioni nega il principio di libertà di espressione espresso nell'articolo 21 della Costituzione Italiana, nell'articolo 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e nell'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

Siamo nati liberi. Liberi rimaniamo.

Resistenza.

26 ottobre 2009
Meno male che Silvio c'è

Milano, Festa della Libertà, 27 settembre 2009: il Lodo Alfano non è ancora stato bocciato dalla consulta e il nostro presidente del Consiglio è ancora, per qualche giorno, immune dalla giustizia dei comuni mortali.

Voglio andare a vederlo, voglio stringergli la mano prima che diventi comune come noi (anche se, lo confesso, non sono troppo ottimista sul fatto che possa diventarlo davvero).

Non fatico a convincere mio padre e alle 17 e 30 siamo lì all'uscita della MM Lotto.

Indecisi sulla direzione da prendere, scommettiamo su alcuni che hanno proprio l'aria di andare dove vogliamo noi: discorsi e abbigliamento tradiscono la loro fede. Li seguiamo.

Infatti, dopo due semafori pedonali, arriviamo all'entrata. Buon dispiegamento di forze dell'ordine all'ingresso e alle entrate laterali. Uomini in gessato stile agente immobiliare e telefonino protesi dell'arto destro presidiano l'ingresso.

Entriamo tra lo sventolio di bandiere azzurre, ascoltando in lontananza Ignazio che, dal palco, erudisce la gente sulla democrazia. Libero col titolo a nove colonne “Rai si può disdire il canone” abbonda nelle tasche di troppe persone: scopriamo solo al termine della manifestazione che viene regalato all'ingresso (il dubbio che sia un giornale di partito inizia a sfiorarci).

E ancora presto per l'arrivo del nostro. Facciamo un rapido giro del perimetro del Lido, ma, non sapendo da quale parte entrerà, torniamo alla base delusi dall'esito della perlustrazione ma insieme fiduciosi di trovare una soluzione.

E la soluzione c'è: dal parchetto adiacente al palco, c'è solo una staccionata che ci separa dal retro del palco e, se da qualche parte dovrà uscire, questa ci pare la più probabile.

Ore 19 e qualche cosa: il suo comizio è terminato, tra poco dovrebbe uscire da qui.

Tre (dicesi tre) “Meno male che Silvio c'è” vengono intonati e quando siamo rassegnati al quarto, egli si concede ai fedelissimi (noi compresi) che hanno avuto la costanza e la fortuna di locarsi proprio lì.

Superiamo la staccionata confondendoci con il popolo dei sostenitori.

Ora è lì, davanti a me: è la mia grande occasione. Mi infilo e riesco a stringergli la mano, mentre Bocchino pare abbia già intuito che non sono lì per osannare il capo.

Silvio, faccia uno smacco a questi comunisti. Si faccia processare, così dimostra ai comunisti che è innocente, ma si faccia processare”

Pare non abbia capito, deve essere stanco. Mi risponde con un “Ci faremo su un film”.

Allora lo incalzo di nuovo “Ma ha capito? Rinunci al lodo Alfano, si faccia processare”.

Ha capito, ha capito” mi dice, con una certa irritazione, la guardia del corpo, spingendomi da parte.

Ma ora non conta più nulla, la missione è compiuta: qualcuno, per un'altra volta, ha dato voce alla richiesta di legalità di tanti, troppi cittadini ed io e mio padre torniamo a casa con qualcosa in più da raccontare.

Altro da sapere su quella giornata

La qualità audio-video non è delle migliori, colpa di una fotocamera un po' antiquata :) Il consiglio è quello di attivare i sottotitoli.

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IL CANNOCCHIALE