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POLITICA
14 settembre 2010
Applausi


Non stimo Bonanni. Non posso tracciarne, non essendo ancora nel mondo del lavoro, un profilo completo delle sue qualità di sindacalista: ho però in mente il suo ruolo nella questione Alitalia, le offerte di ministeri, il contributo determinante alla frammentazione sindacale (vedasi Piano di Rinascita della P2 di Licio Gelli).

È emblematico che sia stato l'unico esterno al Pdl (fatta esclusione per personaggi dello spettacolo) a partecipare l'anno scorso alla Festa della Libertà a Milano.

Alla Festa Democratica di Torino l'avrei forse fischiato o avrei tentato un dibattito (anche se, per esperienza personale, ho notato che in casa Pd, dibattere risulta assai problematico).

Però un fumogeno non l'avrei tirato.

E mentre guardavo le immagini della contestazione a Bonanni, mi tornavano alla mente le immagini di quella a Dell'Utri a Lecco e quella a Schifani (e al Pd che l'ha invitato a Torino). Contestazioni vere, con i fischi, ma anche con gli argomenti, i dati, i dossier, gli articoli di giornali esposti, anche se poche telecamere li avrebbero ripresi. Contestazioni completamente diverse da quelle rivolte a Bonanni.

E, mentre le guardavo, mi arrabbiavo con quei ragazzi che avevano sfiorato la violenza, svilendo, a favor di telecamere di tg, le argomentazioni delle contestazioni precedenti, accomunate senza pudore da pseudo giornalisti.

Poi, d'un tratto, di fronte a quel fumogeno e a quegli spintoni tra security e contestatori, mi sono tornate in mente delle parole: “Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale.

Che la contestazione contro Bonanni sia il tributo al (troppo) compianto Francesco Cossiga?

CULTURA
18 novembre 2009
Sgarbi, l'altro

Sgarbi sarà anche un altro, una copia bella di sé stesso nel parlare d'arte (secondo sua stessa ammissione, a cui siamo costretti a credere), ma certamente non è un personaggio da portare a esempio per le generazioni future: una condanna per truffa aggravata allo Stato e una prescrizione (dopo le condanne in primo e secondo grado) per diffamazione ai danni di Caselli e del pool antimafia, diffamazione che l'illustre critico continua a compiere ogniqualvolta gli capiti di parlare del magistrato.

Come potrebbero dei cittadini come noi non porre qualche legittimo quesito al sindaco di Salemi, in occasione del suo spettacolo a Milano?

Davide ed io arriviamo davanti al Ciak con un discreto anticipo rispetto all'appuntamento con gli altri. Fa freddino, aria umida, pioggerellina autunnale. Girovaghiamo intorno al teatro finché non arrivano anche Luca, Giacomo, Tommaso e Andrea. Contiamo le fotocamere a disposizione e dopo una buona mezz'ora, ritenendo lo spettacolo prossimo al termine, studiamo il modo per avvicinare Sgarbi:

Davide e Tommaso ad un'uscita, Giacomo e Andrea ad un'altra, Luca ed io dal centro.

Entriamo nell'atrio. Gli addetti ai lavori ci informano che mancano ormai venti minuti alla termine (in realtà sono stati troppo ottimisti: ne mancano quaranta!) e che questo è l'ultimo spettacolo di Sgarbi a Milano. Fingendoci dispiaciuti dalla notizia, e in considerazione della sala semivuota, gli stessi addetti ci fanno entrare. “Sgarbi alla fine scenderà dal palco per firmare autografi” ci informano, rassicurandoci.

E così è. Dopo quei quaranta interminabili minuti di spiegazioni su arte, conditi da amene divagazioni varie, il nostro scende dal palco, concedendosi a beneficio dei pochi che hanno avuto la costanza di pagare il biglietto per poterlo ora ammirare da vicino.

Luca fa partire la registrazione del video. Attendiamo il momento propizio, osservando che buona parte della gente se ne è ormai andata. Mi avvicino e, mentre gli porgo il biglietto da autografare , gli formulo la domanda che non si aspetta: “Alla luce delle ultime rivelazioni su mafia e Mediaset, il fatto che Lei delegittimasse sistematicamente Caselli era in qualche modo legato...”

Non alzando la testa (ricordiamo il suo impegno fisico profuso nell'autografarmi il biglietto) mi risponde: “Io non ho mai diffamato Caselli”.

“Lei per questo è stato condannato in primo e secondo grado e prescritto in cassazione” gli rispondo.

“Allora non sono colpevole” mi fa, mentre gli estimatori intorno a lui annuiscono, ammirati da tanta sapienza.

“No, il reato è stato commesso” faccio io di rimando.

“Voi mi dovete spiegare perché Caselli ha fatto suicidare Lombardini”

La menzogna è quella solita, una delle sue preferite. Luigi Lombardini, magistrato sardo, è sospettato dal pool di Palermo di estorsione nell'ambito dei sequestri di persona. Dopo essere stato interrogato da Caselli, con la presenza degli avvocati stessi di Lombardini, il magistrato sardo si suicida. A niente servono le parole degli avvocati di Lombardini, che assicurano la totale correttezza dell'interrogatorio. Liguori e Grauso (da quel che risulta da un'intercettazione) ordiscono un'orchestrazione per “fottere Caselli” e Sgarbi non è da meno: da quell'11 agosto 1998 non perde occasione per diffamare Caselli con questo argomento ripetuto fino alla nausea, come a lui piace e come gli è sempre stato concesso dalle reti Mediaset.

Tento di rispondergli ricordandogli appunto che gli avvocati stessi di Lombardini avevano assicurato l'assenza di irregolarità.

Sgarbi ha un sussulto notando di essere ripreso da Luca: “Voi siete quelli soliti di youtube!”, ma fortunatamente la fotocamera viene abbassata e il professore si rituffa nell'elencare i “misfatti” di Caselli: dall'arresto di Calogero Mannino, a quello di padre Frittitta, per finire ancora Lombardini.

Ma il tarlo che le sue menzogne possano essere liberamente esaminate in rete non lo lascia tranquillo e, prima che io possa controbattere, urla alla sua guardia privata di sequestrare a Luca la prova.

I suoi fans temono per lui. “Vittorio, non risponda” lo implora ancora qualcuno.

Va avanti ancora un po' tra fantasiose ricostruzioni (i pentiti sono pagati, le lettere anonime valgono più delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Falcone e Borsellino non hanno mai usato le dichiarazioni dei pentiti) e la sistematica quanto maniacale ripetizione degli stessi termini.

Da un po' la sua guardia privata, pantaloni e camicia neri, si guadagna lo stipendio tirandomi la giacca “Qui si firmano autografi, non si fanno domande”

Luca ha messo la fotocamera dentro alla giacca, ma non l'ha spenta e Sgarbi, l'omino dell'audience, abituato alle telecamere, si è accorto proprio della spia rossa accesa.

Veniamo accompagnati all'uscita. Uno del servizio d'ordine del Ciak ci ringrazia, mentre l'altro annuisce. Usciamo all'aperto ed il clima umido ci suggerisce di rifugiarci in un luogo chiuso, dove in compagnia di una pizza, decidiamo che è giunto il momento di rivederci il meritato video.

20.30: il treno verso casa.

E ancora una volta, abbiamo qualcosa in più da raccontare.

26 ottobre 2009
Meno male che Silvio c'è

Milano, Festa della Libertà, 27 settembre 2009: il Lodo Alfano non è ancora stato bocciato dalla consulta e il nostro presidente del Consiglio è ancora, per qualche giorno, immune dalla giustizia dei comuni mortali.

Voglio andare a vederlo, voglio stringergli la mano prima che diventi comune come noi (anche se, lo confesso, non sono troppo ottimista sul fatto che possa diventarlo davvero).

Non fatico a convincere mio padre e alle 17 e 30 siamo lì all'uscita della MM Lotto.

Indecisi sulla direzione da prendere, scommettiamo su alcuni che hanno proprio l'aria di andare dove vogliamo noi: discorsi e abbigliamento tradiscono la loro fede. Li seguiamo.

Infatti, dopo due semafori pedonali, arriviamo all'entrata. Buon dispiegamento di forze dell'ordine all'ingresso e alle entrate laterali. Uomini in gessato stile agente immobiliare e telefonino protesi dell'arto destro presidiano l'ingresso.

Entriamo tra lo sventolio di bandiere azzurre, ascoltando in lontananza Ignazio che, dal palco, erudisce la gente sulla democrazia. Libero col titolo a nove colonne “Rai si può disdire il canone” abbonda nelle tasche di troppe persone: scopriamo solo al termine della manifestazione che viene regalato all'ingresso (il dubbio che sia un giornale di partito inizia a sfiorarci).

E ancora presto per l'arrivo del nostro. Facciamo un rapido giro del perimetro del Lido, ma, non sapendo da quale parte entrerà, torniamo alla base delusi dall'esito della perlustrazione ma insieme fiduciosi di trovare una soluzione.

E la soluzione c'è: dal parchetto adiacente al palco, c'è solo una staccionata che ci separa dal retro del palco e, se da qualche parte dovrà uscire, questa ci pare la più probabile.

Ore 19 e qualche cosa: il suo comizio è terminato, tra poco dovrebbe uscire da qui.

Tre (dicesi tre) “Meno male che Silvio c'è” vengono intonati e quando siamo rassegnati al quarto, egli si concede ai fedelissimi (noi compresi) che hanno avuto la costanza e la fortuna di locarsi proprio lì.

Superiamo la staccionata confondendoci con il popolo dei sostenitori.

Ora è lì, davanti a me: è la mia grande occasione. Mi infilo e riesco a stringergli la mano, mentre Bocchino pare abbia già intuito che non sono lì per osannare il capo.

Silvio, faccia uno smacco a questi comunisti. Si faccia processare, così dimostra ai comunisti che è innocente, ma si faccia processare”

Pare non abbia capito, deve essere stanco. Mi risponde con un “Ci faremo su un film”.

Allora lo incalzo di nuovo “Ma ha capito? Rinunci al lodo Alfano, si faccia processare”.

Ha capito, ha capito” mi dice, con una certa irritazione, la guardia del corpo, spingendomi da parte.

Ma ora non conta più nulla, la missione è compiuta: qualcuno, per un'altra volta, ha dato voce alla richiesta di legalità di tanti, troppi cittadini ed io e mio padre torniamo a casa con qualcosa in più da raccontare.

Altro da sapere su quella giornata

La qualità audio-video non è delle migliori, colpa di una fotocamera un po' antiquata :) Il consiglio è quello di attivare i sottotitoli.

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IL CANNOCCHIALE