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CULTURA
19 gennaio 2010
Brillanti Menti


Lunedi 18 gennaio 2010, Mediolanum Forum di Assago, festa Brillanti Menti.

L'emerito Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni invita gli studenti delle scuole lombarde con rigorosa media superiore all'otto: decido di andarci, del resto faccio anch'io parte di quella schiera.

Il mio obiettivo è però, devo confessarlo, propormi direttamente a Formigoni con un'innocente domanda sul perché sia stato tanto sprovveduto da aver nominato Mori e DeDonno (indagati per concorso esterno in associazione mafiosa) a “componenti esterni per la trasparenza e la legalità delle procedure regionali” nell'ambito di Expo2015.

Vi dico subito che non sono riuscita nel mio intento: lo spiegamento di innumerevoli stewart (lodevoli studenti pagati una tantum dalla Regione) e sopratutto l'ora tarda (erano quasi le 13 e avevo un altro impegno nel pomeriggio) mi hanno infine indotto a desistere.

Dunque missione fallita penserete voi.

Nulla di tutto questo: ho assistito comunque ad una campagna elettorale, a carico del contribuente lombardo, mascherata da evento culturale (la lettera che mi era arrivata a casa parlava della consegna di un attestato e l'incontro con personaggi della cultura e dell'economia lombarda).

Procediamo con ordine: dappertutto lo slogan del “Diamo merito al talento”.

All'ingresso, forse per sottolineare l'originalità di ogni studente, ci viene consegnato l'attestato, rigorosamente anonimo dove lo studente provvederà a scrivere il suo nome e cognome, ma con comodo a casa propria.

Entriamo nel forum e ci andiamo a locare, io e mio padre, molto in alto.

Un'oretta in compagnia dei fortunati cantanti di Amici è la punizione che ci meritiamo. In rapida, si fa per dire, successione arrivano anche alcuni comici di Zelig che cercano di divertirci (confesso che con noi non sono stati fortunati). Il tutto intervallato da ameni quizzettini su detti meneghini, interviste edulcorate a studenti possibilmente di scuole private ancor meglio se di natura cattolica e spot completi di colonna sonora dove ad Einstein seguiva uno studente sorridente lombardo a comprendere la grandezza del messaggio: piccoli geni crescono o volere è potere (almeno speriamo).

Dimenticavo di notificarvi che presentava in primis il vj Alvin che si esibiva, imitato da altri, nell'esercizio dei cani di Pavlov col pubblico, ovvero “al mio via applaudono quelli alla mia sinistra” oppure “tutti in piedi al mio gesto”.

Tempo addietro, a proposito di una campagna elettorale, alla famosa distribuzione della pasta da parte di nientepopòdimenochè Silvio Berlusconi in una piazza di Milano, uno dei dirigenti del Partito dei Pensionati, istruiva gli aspiranti elettori con “Berlusconi: al governo”, “Prodi: a casa!”, “Pensionati: all'attacco”.

Insomma che siano pensionati o giovani leve, il risultato non è tanto dissimile.

Prima che il nostro benemerito Roberto Formigoni si presenti ai nostri occhi, non posso fare a meno di osservare che gli ospiti che ci hanno proposto tanta cultura provengono tutti dall'officina Mediaset: sarà un caso o sarà una necessità questa di indicarci da dove provengono le idee?

Il messaggio del Presidente Formigoni è l'apoteosi del meritocrazia intesa come noi siamo i migliori e lo sappiamo, con contorno di applausi e video compiacenti di studenti giovani sì ma già perfettamente proiettati all'incensamento di tanto campione di sostenitore dei talenti (“Volevo ringraziarla per questa occasione, Presidente”

“Presidente, perché non proporre questa iniziativa a tutta l'Italia?”

“Ma come Le è venuta in mente quest'idea?”.)

E' tardi ormai, chiedo scusa in cuor mio alla Marcegaglia o chi altro vorrà testimoniare dal palco: io non ci sarò.

Ma se questa è la cultura, preferisco farne a meno.



P.S. Oggi è il 19 gennaio.

In Senato è stato celebrato il decennale dalla morte di Craxi.

Io avrei celebrato i settant'anni dalla nascita di Borsellino.

Queste sono le scelte che definiscono la nostra classe politica.

E che fanno vergognare i cittadini onesti.

diritti
28 marzo 2009
Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono


Oggi, convinta che anche la mia presenza fosse utile, sono andata a Milano al sit-in in favore di Gioacchino Genchi. Con un cartello attaccato alla giacca e dei volantini in mano, ho iniziato, con le persone presenti, a fornire giusta informazione a chi si dimostrava interessato.

Per la verità, lo sconforto di scoprire l'indifferenza sui volti di molte persone che spesso hanno manifestato la loro totale non conoscenza (e volontà di non conoscere) dei fatti tanto da porsi idealmente le mani sulle orecchie, non è stato un buon inizio. Emblematico un signore che ha voluto evidenziare la sua totale disinformazione in merito: ha affermato, senza diritto di replica, che Genchi intercetta tutti, anche noi, quando anche i sassi hanno ormai capito che Genchi è un validissimo consulente che, con un software particolare, incrocia tabulati telefonici, con l'autorizzazione dei magistrati, ma è sicuramente pericoloso per chi ha interessi da nascondere.

La bella notizia arriva dall'estero: una coppia di svedesi, incuriositi dal sit-in, ci hanno mostrato quella conoscenza dei fatti da noi ormai ignorata: sapevano addirittura dell'agenda rossa trafugata a Borsellino nel giorno della strage di via D'Amelio, come anche delle responsabilità dei servizi segreti in quella vicenda.

Vien proprio da citare qualche strofa di Giorgio Gaber quando canta: “Io non mi sento Italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.

Foto e video del sit-in

Caso Genchi: tutta la verità in un menu

SOCIETA'
9 gennaio 2009
La mafia è una montagna di merda




Venticinque anni e quattro giorni.

Sedici anni e un giorno.

Il silenzio dei media.

Proprio ieri, guardando la seconda puntata di Raiot, quella mai andata in onda in tv, che per questo fu rappresentata all'auditorium di Roma, ho riso amaramente ad uno sketch di Sabina Guzzanti che imitava Berlusconi (il presunto mandante della censura del suo programma):

Posso dire: la mafia non ha ucciso nessuno, con Mussolini ha funzionato...

posso dire: la mafia non ha mai ucciso nessuno,

Non sono pronti?

Può darsi, lei dice, che la mafia se la ricordano, quindi fa meno effetto...

se aumento il voltaggio della DeFilippi,

gli sparo DeFilippi cinque ore al giorno,

fra un paio di mesi posso dirla però!


Il cinque gennaio di venticinque anni fa veniva ucciso Pippo Fava.

Ma il cinque gennaio di quest'anno, questi omologati rotocalchi pagati col canone o con la pubblicità, non importa, si sono presi la briga di intervistare i bambini sull'identità dalla befana.

L'otto gennaio di sedici anni fa veniva ucciso Beppe Alfano.

Ma l'otto gennaio di quest'anno i telegiornali dovevano farci sapere che di inverno nevica.

Dimenticano che il giornalismo è altro.

Il giornalismo è anche memoria.


Ai tempi di Falcone e Borsellino in Parlamento c'erano dei collusi con la mafia.

Ma i tempi non erano ancora maturi per definire eroe un uomo condannato per tre omicidi e per mafia, né per ospitare nel proprio partito un uomo condannato in primo grado (in attesa della prescrizione) a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa.


No, non ricordate Pippo Fava.

Non ricordate Beppe Alfano.

Se Mangano era un eroe, loro non lo sono.

Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti.


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IL CANNOCCHIALE